Splinter Cell

Non ricordo come riuscii ad ottenere una copia di Splinter Cell (con The Game Machine o con Giochi per il Mio Computer?), ma ricordo benissimo il primo impatto con il genere stealth (invisibile).

Dopo molti tornei LAN casalinghi basati sui titoli quali Unreal, Quake e Stronghold, nella mia adolescenza ci fu un lento abbandono dei ritmi frenetici degli sparatutto per adottare gradualmente tattiche di gilda e di cooperazione in World of Warcraft (gioco online multiplayer), ma allo stesso tempo sentivo la necessità di vivere un’esperienza da giocatore singolo. Provai molti titoli, ma quasi nessuno mi stupì.

Quando installai per la prima volta Splinter Cell sul mio PC, non sapevo assolutamente cosa aspettarmi. La prima partita fu catastrofica: corsi per tutta la mappa esponendomi ai nemici e sparando ogni cosa che si muovesse.

Game Over.

Ma come? Non funzionano così i videogiochi? Non si deve sparare a tutto ciò che si muove?
Erano gli anni 2000, internet non era molto diffuso e le informazioni le reperivi solamente tramite chiacchiere tra amici e da articoli su giornali mensili specializzati. Non sapevo nulla su Splinter Cell, cosa fare, come muovermi e chi sparare e se sparare! Ripresi il primo livello con cautela.

Sam Fisher nel livello di addestramento.

Le dinamiche di gioco sono totalmente diverse dallo “spara-spara” degli FPS (First Person Shooter, sparatutto in prima persona): l’impostazione del personaggio è in terza persona e non più in prima (puoi vedere il tuo personaggio dalle sue spalle), è presente un indicatore di luminosità il quale ti suggerisce se sei al buio o alla luce del sole, c’è l’OPSAT che ti riassume gli obiettivi della missione e i progressi.. Insomma, un approccio totalmente diverso ed opposto in confronto ai titoli che ero abituato a giocare.

Senza entrare nei particolari della trama (la classica storia anti-terrorismo americana con accenni del rapporto padre-figlio), le missioni silenziose, il carattere di Sam Fisher e la profonda amicizia con Irving Lambert mi catturarono completamente e ricordo che in quei tempi mi immedesimai molto nel personaggio Sam: la tattica, l’attesa, il restare dietro le quinte rispecchiava e rispecchia ancora oggi il mio modus operandi.

GameCube, Wii, gamepad e Splinter Cell nel 2019

Come scrissi nell’articolo dedicato al primo capitolo di The Legend of Zelda, per molti anni ho usato mouse e tastiera come dispositivi di input principali per videogiocare. Splinter Cell non fece eccezione. Con l’arrivo del blasonato Wii nel 2018 in casa mia, ho potuto metter mani sulle copie di Splinter Cell distribuite su GameCube ed ho potuto giocarle con il gamepad.

Abituato già con i capitoli Splinter Cell Conviction e Splinter Cell Blacklist, il passaggio da mouse e tastiera al gamepad non fu molto drastico. Certo, mi ci è voluto qualche minuto per abituarmi e mappare i tasti nel cervello, ma nulla di così insormontabile..

Rivivere lo stesso capitolo di Splinter Cell dopo quasi quindici anni su un supporto diverso e con comandi diversi, mi ha ricatalputato nello stesso stato d’animo dei tempi che furono. Per me rigiocarlo nel 2019 sul Wii e con gamepad, mi ha restituito l’incertezza nella buona riuscita della missione, una buona dose di insicurezza e molta adrenalina nel mettere a segno una buona mossa, cosa che non accade tutt’oggi con mouse e tastiera con lo stesso titolo per PC, pur conoscendo a memoria le missioni.

Considerazioni..

Devo dire che negli anni 2000 ci si stupiva molto di ogni singolo elemento grafico nuovo o magari per una diversa implementazione di un oggetto, della fisica o dell’illuminazione; ricordo che mi stupii molto quando ruppi per la prima volta una luce per crearmi un percorso al buio; ricordo anche che si rimaneva impigliati in un livello per giorni senza trovare la soluzione giusta e che si chiedeva aiuto alle riviste cartacee specializzate che avevano cadenza mensile..
Ad oggi tutto questo si sta perdendo o si è già perso: siamo asuefatti dalle mille novità quotidiane, l’attesa non è più tale e in molti si soffermano puramente sull’aspetto estetico/grafico e poco sull’immersività che un libro, un videogioco o qualsiasi altro media può donare. Oggi le soluzioni sono a portata di mano, spiattellate sul web senza alcuna premura.

Io cerco, nel mio piccolo, di ritagliarmi un po’ di tempo per riscoprire il gusto di assaporare un’avventura senza guide e senza suggerimenti. La tentazione di consultarle, spesso, è grande; ma ora ti chiedo: hai mai provato quella soddisfazione nel superare un livello davvero difficile senza guide?

Io si.

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